Una pagina tratta dall'Idiota di Fëdor Dostoevskij

*…e per giunta è consentito lo svolazzo, ma gli svolazzi sono una cosa rischiosissima! Lo svolazzo richiede un gusto non comune, ma quando poi è riuscito, quando s’è trovata la proporzione, un carattere simile è incomparabile, è una cosa da innamorarsene addirittura.

* Fëdor Dostoevskij, L’idiota, Torino, Einaudi, 1994, p. 35.

 

Scelsi di leggere L’idiota, per via del titolo così curioso. Che si potrà mai scrivere per centinaia di pagine sulle vicende di un inetto?

Poi il principe Myškin alle prime battute del romanzo si fa conoscere, e si capisce come nelle intenzioni dell’autore ogni sua parola debba emergere luminosa e pura rispetto le umanissime traversie che coinvolgono i protagonisti della storia.

Un idiota? Forse, ma di una natura così diversa, così inaspettata, da ripensare un senso nuovo e incredibilmente più nobile per questa parola.

Sono numerosi i passaggi del romanzo che ho scelto di appuntare e mi piace l’idea di proporli qui sul blog.

Comincio proprio da queste prime righe in cui il principe, mostrando talento e competenza, parla di calligrafia. Qui ci trovo così tanti spunti di riflessione su quello che faccio nella vita per lavoro e per passione: fra i vari penso a Robert Venturi e al suo saggio Complessità e contraddizioni nell’architettura. Ecco che Myškin riesce con levità a proporre una visione alternativa al dogma modernista del “less is more”.

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