Honeymoon, Paul e Bea sposi

Non un film dell’orrore, ma sull’orrore di un amore che finisce.

Questo film del 2014 dell’esordiente regista Leigh Janiak utilizza il pretesto del cinema di genere per raccontare altro. Guardato di notte senza troppe aspettative e senza averne mai sentito parlare prima, mi ha lasciato una profonda inquietudine, che poco aveva a che fare con il sentimento di repulsione tipico dei film horror comunemente intesi. Qui la tensione è strisciante perché lo spazio per il soprannaturale, la violenza esplicita, il raccapriccio è limitato. Il film racconta altro. Protagonisti sono la coppia di novelli sposi (Bea e Paul)  e il loro amore che si sgretola. Il contesto della storia è abbastanza convenzionale: una casa isolata nel bosco e una trama divisa in due parti con la prima che descrive uno scenario idilliaco per poi passare alla seconda in cui tutto diventa oscuro e mortifero. Insomma uno schema classico, in cui la prima parte inusualmente lunga può apparire a uno osservatore distratto stucchevole e prolissa, che invece è indispensabile per entrare nelle pieghe della relazione sentimentale dei protagonisti. Già nella prima parte, in cui tutto sembra perfetto e inattaccabile, sono presenti i segnali che si trasformeranno presto in ombre nerissime.

Se dunque, come credo, la storia è un pretesto per raccontare l’evoluzione di un rapporto sentimentale, tutti gli elementi narrativi possono essere letti in chiave metaforica. Anche l’idea stessa del matrimonio: la luna di miele come la prima fase, ingenua e adolescenziale, dell’innamoramento.

Honeymoon, Paul e Bea felici

Inizialmente tutto è luminoso e spensierato. La regista indugia molto sui piccoli gesti di intesa dei due innamorati, ci fa calare nell’intimità della coppia in maniera lenta e convincente. Ma lo spettatore sa bene che si tratta di un film horror (come dire: «fin qui tutto bene, ma presto accadrà qualcosa»), per cui anche gli aspetti più radiosi, che altrimenti risulterebbero fastidiosamente  melensi, sono scrutati in maniera analitica; perfino su una romantica gita in barca aleggia un’inquietudine di fondo. Certo è richiesto allo spettatore un certo processo di immedesimazione, fortunatamente l’interpretazione dei due attori è talmente credibile da sostenere e guidare bene questo percorso.

Il passo decisivo nella maturazione e crisi del rapporto è per l’appunto la luna di miele. Scelgono come meta la casa nel bosco, teatro dell’infanzia di Bea. Qui è come se Bea aprisse a Paul le porte della sua intimità più nascosta, mettendolo alla prova. Ed ecco appunto la gita al lago. Paul si dimostra impacciato e a disagio in quell’ambiente, ma soprattutto si sente estraneo. È Bea che lo guida e nella scena del bagno mancato nelle acque del lago (simbolo emblematico delle profondità della psiche) si racconta una prima crepa, come un’aspettativa mancata: l’acqua è fredda e fa paura.

La seconda e più significativa crepa la vediamo nell’inquietante incontro con l’amico di infanzia di Bea e con sua moglie. Sono in crisi profondissima, la regista lo racconta con una deciso cambio di registro narrativo. Quei due sono i loro omologhi, sono quel che saranno i protagonisti a breve. L’incontro impone loro degli interrogativi, Paul è geloso, eppure cercano di aggirare la domanda rassicurandosi a vicenda: «noi non siamo come loro».

Honeymoon luce misteriosa

Ma la notte tutto precipita. L’entità misteriosa che li spia è già entrata nella loro camera da letto, proprio nel luogo più riservato e inviolabile. Bea si allontana nel bosco, qui accade qualcosa di drammatico, ma lei nega anche di fronte all’evidenza. Ormai la luce si è spenta.

Tutto quello che viene dopo è difficilmente comprensibile se non si esce da un’interpretazione letterale. Il punto di vista si sposta interamente su Paul. I suoi gesti perdono progressivamente di razionalità, non fa la cosa ovvia: portare via la moglie, chiedere aiuto, scappare da quel posto. Si perde nel delirio in cui lo trascina Bea. Ma non è esattamente quello che accade in un rapporto in crisi? Il ricordo dell’amore passato è quanto basta per negare la realtà ed accettare compromessi dolorosissimi. Paul vede Bea sempre più distante. Sa che è stato tradito (le ferite di lei ne sono il simbolo), sa che lei mente, ma, geloso e possessivo, si aggrappa alla speranza di far tornare tutto come era prima. Per Bea è lo stesso: combatte con forze contrastanti che la lacerano. Afflitta dal senso di colpa, nega anche a se stessa quello che intimamente sa già. Nella moltiplicazione delle personalità si racconta la sua inettitudine e la paura di fare una scelta definitiva.

Honeymoon, Bea legata al letto

E si arriva all’epilogo inevitabile con la morte di un amore autentico, ma ingenuo e senza radici. Paul, incapace di prendere le distanze, precipita nell’abisso dell’animo di Bea. Lei, eterodiretta dai suoi mostri e liberata da quel legame, trova una nuova dimensione.


Honeymoon

Interpreti: Rose Leslie, Harry Treadaway, Ben Huber, Hanna Brown
Diretto da: Leigh Janiak
Anno: 2014

Tags:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.