Il simbolo femminile con un fiocco rosa

È di questi giorni la presa di posizione recisa di Giorgio Napolitano sull'(ab)uso della pronuncia delle cariche politiche declinate al femminile. Spiega di non digerire affatto termini come “ministra” o ancor peggio “sindaca” che proliferano sulla bocca della quasi totalità di giornalisti e commentatori. Come non provare un moto di esuberante empatia per una ribellione pubblica a mesi di prono conformismo? Devo dire che questa uscita, dichiarata senza troppe remore, proprio di fronte alla presidente della camera Laura Boldrini che tanto ha a cuore una questione così marginale, mi ha messo di buon umore.

Sulla liceità delle declinazioni, l’Accademia della Crusca si è espressa in maniera piuttosto chiara, mostrando favore e un deciso incoraggiamento. Se la massima autorità nel campo ci rassicura che formalmente è rispettata la norma della lingua italiana, chi sono io per darle torto?  Ma nelle motivazioni che la Crusca propone c’è una nota ideologica che sembra oltrepassare le competenze dell’istituto. Infatti la professoressa Cecilia Robustelli scrive:

Un uso più consapevole della lingua contribuisce a una più adeguata rappresentazione pubblica del ruolo della donna nella società, a una sua effettiva presenza nella cittadinanza e a realizzare quel salto di qualità nel modo di vedere la donna che anche la politica chiede oggi alla società italiana. È indispensabile che alle donne sia riconosciuto pienamente il loro ruolo perché possano così far parte a pieno titolo del mondo lavorativo e partecipare ai processi decisionali del paese. E il linguaggio è uno strumento indispensabile per attuare questo processo: quindi, perché tanta resistenza a usarlo in modo più rispettoso e funzionale a valorizzare la soggettività femminile?

Cioè si va oltre la promozione e la tutela della conoscenza storica e critica della lingua italiana. C’è una battaglia sociale da sostenere e da incoraggiare, pertanto anche la naturale evoluzione della lingua può e deve essere forzata cercando di accelerare e orientare i processi di trasformazione. In pratica viene descritto proprio quanto sta accadendo in questi giorni con l’introduzione coatta di termini mai usati fino a poche settimane fa. L’uso della lingua è manipolato per fini politici. Il risultato è quella sensazione di stonatura denunciata dallo stesso Napolitano.

La qualifica di sindaca entra di diritto nello sgradevole elenco di paletti imposti dal politicamente corretto per colpa di una battaglia femminista piccina piccina. Nessuna donna scalerà un gradino nella scala sociale e nessuna si risparmierà una quota di violenza.  In definitiva questa vicenda si riduce a una leziosa questione di genere.

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